Le belle parole di Francesco Pinto su “La tentazione di essere felici”

“I libri sono come le donne per gli uomini o gli uomini per le donne.
Ne incontri tanti nella tua vita: qualcuno lo sfiori semplicemente e, dopo qualche istante, non ti ricordi nemmeno come è fatto, qualche altro lo frequenti solo perché ne sei costretto, per qualche altro ancora ti basta una conoscenza superficiale per capire che non ha niente da dirti.
Alcuni ti divertono e decidi di passare con loro qualche ora in allegria.
Altri li odi perché sono troppo cattivi o superbi o presuntuosi. Raccontano di solito banalità mascherate con i buoni sentimenti.
E poi ci sono quelli che rimangono.
Sono pochi.
Sono quelli che ami.
Come ci arrivi è, spesso, frutto del caso: il consiglio di un amico, un aggirarsi svagato un sabato mattina tra gli scaffali di una libreria, una copia mandata dall’editore, un titolo o una copertina che ti colpisce, un inizio che va subito al sodo o un altro con l’aggettivo giusto.
Non ricordo come sono arrivato a questo.
Ho iniziato a leggerlo prima tastando il terreno con la cautela di chi ha visto spezzarsi storie d’amore troppo presto per troppe aspettative, poi con sempre più voglia e con sempre maggiore interesse.
Ho conosciuto così Cesare Annunziata, la sua famiglia, i suoi amici, i suoi amori vivi e quelli morti.
Il suo passato, il suo presente e, forse, il suo futuro.
Ho conosciute le sue pillole blu e quelle per la pressione.
Ho conosciuto i suoi pensieri.
Ho conosciuto il suo sgabuzzino dei ricordi e il suo pisciare da seduto.
Ho conosciuto i suoi appuntamenti galanti prima con un culo e poi con una donna.
E ho conosciuto Marino ed Eleonora, lo strampalato uni-verso in cui vive Cesare in quei luoghi sempre più esangui che sono i palazzi, sempre più senza bambini, sempre più con le porte sbarrate e gli ascensori che invecchiano e cigolano insieme ai suoi inquilini.
E ho conosciuto Belzebù, esemplare illustre della stirpe non servile dei gatti.
E ho conosciuto Emma e ho saputo, insieme a Cesare, quasi subito, che cosa le riservava il destino. Lì, quasi alla fine del libro.
Quasi alla fine del libro perché, e non poteva essere altrimenti, le ultime pagine sono di Cesare.
Pagine da leggere piano e poi da rileggere perché letteralmente c’è dentro il suo“cuore”.
E poi da rileggere ancora mettendole insieme alle prime per capire questo vecchio padre dalle tante occasioni perdute.
E tutte queste scoperte, queste storie, queste passioni, questi drammi e queste commedie raccontate con il tono lieve di un autore che sa che lacrime non significano solo pianto e che, nel contrario, possono andare insieme col ridere senza correre il rischio di scivolare nel “melodramma”, l’inguaribile malattia della nostra letteratura.
Guardo così il mondo che lo circonda,e che mi circonda, con gli occhi di un vecchio, sporcaccione, egoista, cinico, truffatore e lavativo.
Guardo con questi occhi una città che ha bisogno di essere udita e non vista (e basterebbe questa idea di Napoli che manda a quel paese tutti gli stereotipi per consigliarne la lettura).
Guardo con gli occhi di una canaglia, di un traditore di affetti e di un irresponsabile.
Eppure non riesce mai ad essermi antipatico.
Sono come lui? Mi domando.
Quante volte ho avuto i suoi stessi pensieri?
In quante occasioni mi sono comportato o mi sarei comportato come lui?
Cesare non è il padre che avremmo voluto avere, magari per odiarlo o per vivere con lui quegli amori faticosi che si hanno con i genitori distratti o distanti. Padri difficili, ma comunque migliori di quei finti coetanei che giocano a calcetto o con la play station insieme ai propri “ragazzi”; quella tipologia o generazione che, onestamente, disprezzo.
Cesare siamo noi: quello che siamo oggi o quello che saremo domani.
Cesare non ha dato molto alla vita, ma, francamente, ha chiesto anche poco.
Ha fatto un accordo: io non ti rompo i coglioni e tu fai lo stesso con il sottoscritto.
Lo preferisco, e di gran lunga, agli “ipocriti”, ai rampanti o quelli tutti di un pezzo, ai finti misericordiosi, ai falsi generosi, ai bonari,ai colti, ai raffinati, ai comprensivi.
Lo preferisco, non c’è niente da fare.
E, allora, fate come me.
Leggete questo libro.
E amatelo insieme a me.
I libri non sono come gli uomini e le donne: non sono gelosi.”




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