Il primo di sei miei racconti inediti su Vanity Fair

Dopo la presentazione del libro La tentazione di esesre felici di Lorenzo Marone, ecco il primo dei sei racconti inediti che Lorenzo ha scritto appositamente per questo blog (grazie!). Siamo sempre dentro al suo romanzo, con una serie di piccole appendici a tema. Protagonista sempre il 77enne scorbutico-antipatico-cinico-scorretto Cesare Annunziata.

Qui Cesare difende l’amica-vicina Eleonora Vitagliano, del cui puzzo da gattara non fa che lamentarsi di continuo. Da qui prenderò lo spunto per una domanda a tutti. Partendo da questi racconti a tema, vorrei infatti provare a far (ri)nascere anche un po’ più didibattito attorno ai post di questo blog.

Codardi e paraventi

«Ragioniere.»
Mi volto piano e socchiudo gli occhi. Davanti a me c’è l’amministratore del condominio.
«Buongiorno.»
«Buongiorno» rispondo, e torno a girare le chiavi nella toppa del portone.
«Volevo parlarle un secondo» fa lui con voce tremolante, da dietro le mie spalle.
Mi giro di nuovo a guardarlo: avrà suppergiù la metà dei miei anni, è alto come un bersagliere, e anche muscoloso, eppure mi fissa come se davanti avesse un soldato delle SS. È che, quando voglio, so incutere timore. E con lui voglio.
«Mi dica» rispondo, infine, mentre ci infiliamo nell’androne del palazzo.
Lui ribatte titubante: «Be’, la questione è un po’ delicata» e si guarda attorno.
«Siamo soli» ribatto secco.
«Già» dice e si avvicina. «Be’, insomma… ecco…»
«Allora?»
Il tizio ingoia la saliva e attacca il discorso: «No, è che alcuni condomini si sono lamentati dei gatti della signora Vitagliano…»
«Ah.»
«Eh. Dicono che puzzano e lasciano residui di cibo per le scale.»
«Quindi?» ribatto e aggrotto le sopracciglia.
«Quindi mi hanno incaricato di scrivere una lettera da recapitare alla signora da far firmare a tutti i condomini.»
Come se lui nemmeno avesse parlato, mi allontano e chiamo l’ascensore. L’amministratore, però, non demorde. «Ragioniere, ne va del decoro del palazzo…»
A questo punto sbuffo e mi giro di scatto. «Giovanotto, non si riempia la bocca con parole prive di senso. E poi mi deve fare la cortesia di non chiamarmi ragioniere. Ho un nome, Annunziata. Tra l’altro non so nemmeno se esistano più i ragionieri. Lei conosce qualche ragioniere?»
«Io?»
«E chi se no?»
«A parte lei?»
Sospiro e rivolgo gli occhi al soffitto, poi per fortuna arriva l’ascensore. Apro la porta, ma lui mi blocca. «Rag… signor Annunziata, avrei bisogno della sua firma.»
Mi avvicino e punto gli occhi nei suoi. Lui indietreggia e trattiene il fiato.
«Lo sa che in Inghilterra quasi tutti preferiscono usare mister e miss?»
Lui mi guarda senza capire.
«E lo sa che non esiste il lei? Tutti si danno del tu.»
L’amministratore continua a non parlare.
«Non sarebbe più semplice se ci dessimo anche noi tutti del tu? E se non usassimo i titoli? Nemmeno sarebbe male…»
«Sì» abbozza lui poco convinto mentre apro le porte della cabina. Poi torna a incalzarmi: «Signor Annunziata, non vuole nemmeno leggerla la lettera? Il condominio chiede alla signora Vitagliano di non lasciare liberi i felini e di stare attenta a non fare entrare dall’esterno i gatti randagi.»
«Se no?»
L’uomo sgrana gli occhi e resta a guardarmi inebetito.
«Sa perché non leggerò nemmeno la sua scalcinata lettera? Perché in questo dannato condominio, anzi in questo mondo del cacchio, è pieno di mediocri che si preoccupano di mantenere una scala linda e pulita, però poi sono pronti a impedire a una povera bestia di ripararsi dal freddo e dalla pioggia, e non si fanno scrupoli a puntare il dito contro una persona sola e indifesa. Ecco, io, per mia fortuna e per sua sfortuna, non sono uno di questi.»
Lui rimane a guardarmi con il foglio che gli penzola dalle mani.
«In ogni caso alla mia veneranda età ho imparato ormai a riconoscere a naso questi invisibili codardi metropolitani. In genere sono quelli che si nascondono dietro una lettera o mandano avanti un paravento al loro posto. Lo vuole un consiglio?»
Lui mi guarda a bocca aperta.
«Cambi lavoro e la smetta di fare il paravento.»
Quindi mi rifugio nella cabina e, prima di premere il pulsante, aggiungo: «Ha sbagliato persona. Io sono quello che li stana. I codardi. E anche i paraventi.»

In realtà Cesare Annunziata può essere molto più antipatico e scorretto. La sua piccola battaglia contro chi punta il dito su “una persona sola e indifesa” sta simpatica d’istinto. Altre volte ci prenderà più in contropiede. La domanda me l’ha scatenata il suo «cambi lavoro e la smetta di fare il paravento».
Anticipo la mia risposta: la tentazione di dar retta ad Annunziata mi è venuta spesso, perché da giornalista il filo dei compromessi su cui si cammina è spesso parecchio “soggettivo” se non di comodo personale. E magari ti ritrovi ogni tanto a fare davvero il “sicario” o “il paravento” di una maggioranza silenziosa (non importante quanto grande) che si scaglia, senza il coraggio nemmeno di metterci la faccia, contro “persone sole e indifese”. E la codardia in allegato è sempre dientro l’angolo: basta trovarsi d’improvviso davanti a uno specchio. Non che faccia così schifo, ma mi è capitato eccome!
Esempi? Ogni notizia poco verificata, ogni dubbio lasciato andare per pigrizia o stanchezza, ogni capro espiatorio “troppo brutto per essere vero” con una storia che sarebbe invece da approfondire, da capire. Un esempio più concreto? Le notizie di tutti gli arresti di presunti terroristi, rivelatisi poi clamorosi orrori giudiziari di cui ho parlato nel post precedente, le avevo date anch’io. Da sicario pigro. E non basta la scusa di averci messo quanti più condizionali e “presunto” possibile.




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