Una prima, bellissima, recensione di “Novanta” a cura di Mondoscrittura

Mondoscrittura Servizi Editoriali (2)Che io sia un’appassionata sostenitrice di Lorenzo Marone è cosa ormai nota a chi si è trovato a passare da queste parti. A chi invece approda su Mondoscrittura per la prima volta, posso consigliare di dare uno sguardo QUI QUI, premettendo che la sottoscritta, di norma, è tutt’altro che avvezza all’elogio sperticato.
Per quanto attiene a “Novanta”, opera che Lorenzo ha avuto la cortesia di regalarmi con tanto di dedica, credo che il contenuto e il tenore dei racconti siano spiegati alla perfezione nella presentazione dell’editore riportata qui sopra. D’altronde, quando ci si trova di fronte a un’opera di questo tipo, per la quale non è possibile fare un’analisi narratologica secondo uno schema classico poiché mancante delle componenti fondamentali che creano la struttura del romanzo, quello che viene spontaneo analizzare è l’impatto emozionale, le sensazioni che i brani suscitano in chi li legge.

“Novanta” ci racconta una Napoli indolente e vanitosa, capace di crogiolarsi nella sua mediocrità, forte del credito che vanta con la storia e soprattutto con l’arte. Una Napoli fatale come una bella femmina trascurata, e fatalista come un accanito giocatore del Lotto. Quella che emerge dalle pagine di “Novanta” è una città consapevole delle sue ferite ma anche della sua grandezza, che non si nasconde ai giudizi altrui, che vive di opere d’arte, tradizione, camorra e immondizia ma che in fondo riesce ancora a credere in un futuro migliore.

Il quadro che si dipinge lentamente davanti agli occhi del lettore è aspro, spigoloso, quasi crudele. Con l’ironia intelligente che lo ha sempre contraddistinto, Lorenzo Marone punta il dito contro i mali della sua città, senza fare sconti a nessuno. Ne emerge il ritratto di una Napoli agrodolce, dove due ragazzi che progettano le vacanze in Grecia muoiono soltanto perché si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato, mentre due loro coetanei vengono rapiti dalla maestosità di capolavori artistici di ineguagliabile bellezza. Ma per chi sa leggere tra le righe, in questo mare di immondizia, superstizione, violenza e sopraffazione, tra i panni stesi ad asciugare nei vicoli e le corse in motorino senza casco, è inevitabile venir colpiti dritti al cuore dal grande amore che traspare dal racconto di Lorenzo, un amore che sembra essere quasi rassegnato, perché se nasci e vivi a Napoli non puoi non amarla, nonostante tutte le sue brutture e i suoi difetti.

Di mio posso aggiungere che ancora una volta Lorenzo si dimostra all’altezza delle aspettative, arrivando addirittura a superarle con agilità; non era semplice raccontare Napoli senza cadere negli stereotipi e nei cliché. Lui, come sempre, ci è riuscito alla grande.




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